Le aziende scelgono di modernizzare l’ERP per affrontare al meglio la migrazione al cloud, spinte anche dalla pandemia. L’integrazione resta ancora il fattore critico

Boomi, società di Dell Technologies che si occupa di integration platform as-a-service (iPaaS), ha reso noti i risultati della seconda edizione del suo studio globale sull’ERP modernization. Dal quale emerge che il 95% delle organizzazioni in Italia e nel mondo, stia adottando una strategia di Composable ERP.

 

Il Composable ERP, secondo la definizione di Gartner, è una strategia di ERP completamente componibile, cioè che rende possibile estendere le funzionalità grazie all’ecosistema di applicazioni esterne ad esso, e attingendo a fonti dati non tradizionalmente legate all’EPR stesso.
Questo consente di superare i limiti delle applicazioni legacy.
Nonostante la flessibilità di un Composable ERP, l’integrazione di tutte le applicazioni che consentono di lavorare in modo collaborativo e condividere i dati si conferma ancora una sfida enorme per le organizzazioni.

Le soluzioni di integrazione legacy, infatti, richiedono uno sviluppo personalizzato e la scrittura di codice, entrambe attività costose e dispendiose in termini di tempo e budget. Per questo l’ottimizzazione e l’automazione rappresentano oggi priorità elevate per i team IT. Questo è confermato anche dal 76% degli intervistati a livello globale (il 75% in Italia) che dichiara di investire nella standardizzazione e nel consolidamento delle applicazioni.

Inoltre, il 72% degli intervistati dichiara che si sta impegnando sia nella modernizzazione delle applicazioni sia nella loro migrazione al cloud, due ambiti di particolare rilevanza soprattutto per le aziende italiane che indicano valori superiori a tutti gli altri Paesi coinvolti, con percentuali che raggiungono rispettivamente l’88% e l’81%.

Inoltre, secondo la ricerca di Boomi emerge che nonostante le aziende oggi abbiano ben presente quale sia il potenziale del Composable ERP, stiano ancora faticando nell’implementare una strategia di integrazione.

Se la metà degli intervistati a livello globale, il 52% in Italia, ha affermato che offrire la migliore esperienza utente possibile è stata la motivazione alla base dell’adozione della tecnologia di integrazione.

Il 47% ha indicato che le soluzioni di integrazione tradizionali che usa attualmente faticano a far fronte alle sfide, una percentuale che raggiunge il 52% nel nostro Paese.

Inoltre, il 42% degli intervistati (il 40% in Italia) afferma che la manutenzione di queste soluzioni oggi ha un costo elevato. Non solo, il 47% degli intervistati nel nostro Paese cita come sfida consistente la gestione di più tecnologie per l’integrazione e la sincronizzazione dei dati (rispetto a una media del 37% a livello globale).

Altri aspetti evidenziati dalla ricerca indicano che:

  • Le organizzazioni sono ora impegnate a migrare le suite ERP in cloud: il 58% di quanti hanno risposto, il 51% in Italia, prevede che il proprio sistema ERP non sarà più completamente on-premise entro il 2022.
  • La principale sfida di integrazione che le aziende affrontano nel modernizzare il proprio ERP è legata a tecnologie di integrazione che non sono in grado di importare dati da tutti i dispositivi/ fonti (sfida indicata dal 52% delle aziende italiane e dal 47% a livello globale).
  • Il 97% delle aziende nel mondo, il 99% in Italia, afferma di avere implementato o stare per implementare una strategia HIP (Hybrid Integration Platform) per ottenere la flessibilità necessaria per integrare applicazioni e dati ovunque sia necessario.
  • Complessivamente, sommando i tre principali vantaggi derivanti dal trasferimento delle suite ERP in cloud, il 95% degli intervistati afferma che debbano essere attribuiti al miglioramento dell’efficienza di business (33% a livello globale e 44% in Italia), all’incremento dell’agilità IT (32% a livello globale, 38% in Italia) e alla capacità di guidare la crescita aziendale (30% a livello globale, 38% in Italia).
  • I principali ostacoli alla modernizzazione risultano essere i vincoli di budget (38%), la complessità degli ambienti IT ibridi (37%) e i blocchi di processo relativi alla tecnologia legacy (35%). In Italia invece troviamo al primo posto a pari merito la mancanza di un supporto/giustificazione da parte dei vertici rispetto al costo del progetto (37%) e la necessità di dover rispettare abbonamenti/contratti precedentemente siglati (37%), seguiti dal rapido cambiamento dei requisiti di business (35%).

Chris McNabb, CEO di Boomi ha commentato: «La sfida più grande che ogni azienda deve affrontare oggi è unificare il proprio ecosistema digitale, sempre più frammentato, per creare quelle esperienze integrate che sono sempre più richieste da clienti, dipendenti e partner. Le organizzazioni che sono in grado di rendere più agile la propria organizzazione, attraverso la discovery e catalogazione dei dati rapida e intelligente, promuovendo una connettività pervasiva e realizzando l’integrazione dei processi e l’automazione dei flussi di lavoro delle persone, sono quelle che affronteranno meglio la ripresa dopo il superamento della pandemia e saranno in grado di prosperare anche in futuro».

Dall’Italia commenta invece Fabio Invernizzi, Sales Director EMEA South di Boomi: «Per quanto riguarda il nostro Paese, la ricerca conferma alcuni dei trend emersi già lo scorso anno, in particolare una grande attenzione da parte delle aziende italiane per la modernizzazione delle applicazioni e la loro migrazione in cloud. Nonostante l’impatto economico della pandemia, l’attenzione alle iniziative di modernizzazione e alla migrazione in cloud è rimasta alta, in particolare in ambiti come la digital economy, che in Italia si conferma come uno dei principali driver che spinge a migrare al cloud le proprie app (39% rispetto a una media globale del 34%)».