Non tramonta l’interesse per le NFV

Nonostante un apparente momento di criticità, la diffusione del 5G, del cloud e di nuovi approcci all’ICT  stanno incrementando  l’interesse per le reti virtuali

 

L’ICT ci ha abituati a interessi per le sue diverse anime che mutano nel tempo, anche se sarebbe meglio dire che oscillano.

Qualcosa delle genere avviene nel mondo delle reti che, parafrasando il filoso Schopenhauer che però si riferiva alla vita umana,  vedono un interesse che oscilla tra periodi di entusiasmo per l’apparizione di nuove architetture e successivi periodi di stasi.

Si prenda il caso delle reti virtuali. Negli ultimi anni la virtualizzazione delle funzioni di rete (NFV: Network Function Virtualization) è stata sostenuta con intensità variabile dal mondo delle TLC, e molti oggi ritengono che questa tecnologia abbia perso di interesse.

Ma un conto è la percezione e un conto è la realtà, e comunque la si pensi sono reali i consistenti benefici economici, organizzativi e operativi che una rete virtuale rende possibili.

Interessanti considerazioni sullo stato dell’arte le ha fatte Paolo Arcagni, Senior Manager, System Engineering di F5 Networks per l’Italia e Spagna.

È vero che, osserva Arcagni, i tassi di adozione non si sono dimostrati in linea con le previsioni iniziali, ma però ci sono dei validi indizi per suggerire che la NFV è ancora fondamentale; anzi, oggi lo è forse più che in passato. E i motivi di questo stanno nella sua architettura.

I benefici di una NFV

In un’architettura NFV, l’hardware è disaccoppiato dal software e viene utilizzato un livello hardware comune (server e dispositivi standard di mercato) per ospitare un’ampia varietà di funzioni di rete fornite da un produttore che vengono poste in esecuzione su macchine virtuali. A queste ci si riferisce come funzioni di rete virtuale (VNF).

È importante sottolineare come una rete completamente virtualizzata permetta di distaccarsi da un modello in cui hardware e software sono strettamente accoppiati, consentendo alla tecnologia NFV di tenere il passo rispetto a condizioni di mercato in continua evoluzione.

Se utilizzate in modo ottimale, le architetture NFV possono accelerare l’abilitazione di nuovi servizi e funzioni di rete, oltre a fornire una scalabilità e flessibilità in real time che consentono di ridurre il TCO (total cost of ownership). E in effetti, la loro genesi sta proprio in questo desiderio da parte di chi  si trovava a dover sviluppare ed erogare rapidamente nuove funzioni.

“Credo che, fino ad oggi, l’adozione dell’NFV sia stata più lenta del previsto principalmente a causa della complessità tecnologica e del divario di competenze che è ad essa strettamente correlato. Anche l’incapacità del settore di garantire rapidamente i vantaggi previsti in termini di costi ha avuto una ripercussione sul livello di fiducia. Infine, l’implementazione, l’applicazione di patch e l’orchestrazione delle architetture VNF di più fornitori diversi si sono dimostrati difficili da effettuare e proibitivi dal punto di vista dei costi, anche se correlati al volume di elaborazione”, osserva  però Arcagni.

Tuttavia, indipendentemente dalle critiche  che provengono dal settore e dai colli di bottiglia nell’implementazione, lo scenario NFV è ancora molto presente, e viene da dire che non potrebbe essere diversamente, nei piani della maggior parte dei service provider per un semplice motivo: hanno bisogno della virtualizzazione della rete, e quindi della NFV, a causa della concorrenza sul mercato e del 5G oramai concreto come tecnologie fruibile.

L’impatto del 5G

Indipendentemente dagli ostacoli che ancora permangono nell’implementazione, la tecnologia 5G alimenterà rapidamente nuovi casi d’uso dei servizi, ciascuno dei quali imporrà necessariamente requisiti di rete diversi in termini di velocità, latenza e isolamento.

Per poter erogare servizi su larga scala, la rete sottostante deve necessariamente essere software-driven e automatizzata. Questo è il motivo per cui si ha bisogno di una NFV, che diventa così una condizione evolutiva sine qua non verso una virtualizzazione globale di una infrastruttura ICT.

Negli ultimi mesi, la pandemia COVID-19 ha intensificato notevolmente l’attenzione delle società di telecomunicazioni per questa tecnologia; la sua capacità di controllare, gestire e fornire servizi di rete in remoto in modalità software-defined si è dimostrata sempre più popolare.

Tornando alla differenza tra percezione e realtà di mercato, secondo i dati di Research and Markets, il mercato globale NFV dovrebbe crescere da $ 12,9 miliardi nel 2019 a $ 36,3 miliardi entro il 2024, con un tasso composto di crescita annuale (CAGR) di tutto rispetto del 22,9%.

E’ indubbiamente un dato significativo, così come quello evidenziato da un’altra ricerca a cura di Ovum, che ha rilevato come il 60% dei service provider preveda di raggiungere un’adozione diffusa della NFV entro due anni, rispetto a un dato attuale del 20%.

La stessa ricerca, osserva Arcagni, suggerisce anche che alcune delle macchine virtuali e delle architetture VNF adottate oggi funzioneranno ancora allo stesso modo nel 2030, ma diverse organizzazioni che le eseguiranno avranno cambiato radicalmente il proprio modello operativo.

Si prevede che saranno molti i service provider ad acquisire l’abilità di migliorare e lanciare nuovi servizi tramite strumenti di automazione e orchestrazione, tra questi anche piattaforme commerciali fornite da operatori di TLC tradizionali.

In molti casi si potrebbe avere a che fare con gli stessi strumenti open source utilizzati nel mondo IT e cloud (ad esempio Ansible o Terraform).

È anche interessante notare come alcuni service provider abbiano già iniziato a unire le forze dei propri team cloud e NFV, un aspetto che aiuterà a promuovere best practice nel settore per la condivisione degli strumenti, l’implementazione dei servizi e l’automazione.

Obiettivo semplificazione e cloud agili

La vitalità del settore e l’interesse per la NFVe ha portato circa un anno fa alla nascita della Common NFVi Telco Task Force (CNTT), una  alleanza tra società di telecomunicazioni e produttori  creata con l’obiettivo di semplificare gli standard NFV.

La CNTT mira ad allineare i diversi player del settore rispetto alle implementazioni dell’infrastruttura di virtualizzazione delle funzioni di rete unificate (NFVi) al fine di ridurre la resistenza all’onboarding delle funzioni di rete virtuale (VNF) e, infine, delle funzioni di rete del container (CNF).

Chiaramente, quindi, la NFV, lungi dall’aver perso interesse, osserva Arcagni,  si sta profondamente evolvendo.

Nel prossimo futuro ci si può aspettare che la VNF e la CNF siano schierate fianco a fianco per svolgere funzioni diverse. Ed è in questo scenario che probabilmente si vedranno sempre più service provider creare in modo proattivo e supervisionare i propri “telco cloud” agili e distribuiti.

Un esempio in proposito è quanto fatto da Rakuten Mobile, che ha lanciato la prima rete mobile al mondo completamente virtualizzata e cloud-native.

Nel farlo, ha sfruttato le capacità NFV di F5 per ottimizzare la sua nuova rete mobile e accelerare il suo percorso verso i servizi 5G nel 2020.

In essenza, la rete 5G-ready di Rakuten sfrutta un’architettura software-driven basata interamente sul cloud, e che in quanto tale  vuole garantire stabilità, scalabilità e agilità ed essere allo stesso tempo un aiuto per quanto concerne l’ottimizzazione dei costi e della possibilità di offrire ai consumatori una connettività sicura con prestazioni elevate.

In sintesi, quando si parla di NFV, non si dovrebbe fare riferimento a questa tecnologia come a qualcosa di isolato, ma dovremmo considerare come utilizzarla e sfruttarne i vantaggi trasformativi che potrà riservare all’utente finale (come nel caso di Rakuten) perché la NFV non riguarda semplicemente la virtualizzazione delle funzioni di rete, ma la delivery di un percorso verso una rete interamente cloud-native.

Il futuro delle NFV

Man mano che le reti si evolvono verso la NFV, l’astrazione dei piani di controllo e data-forwarding semplificherà ulteriormente la creazione e la gestione di nuovi servizi.

Se tutto ciò avverrà correttamente, i service provider saranno in grado di sfruttare in tempi brevissimi una rete programmabile basata su API standard aperte e di abilitare nuovi livelli di flessibilità e agilità.

“È quindi ormai evidente come i service provider dovrebbero pensare strategicamente alla NFV in un contesto più ampio di viaggio adattivo che comporterà sempre di più come ingranaggio vitale un telco cloud, cioè un’infrastruttura costruita sull’edge con tecnologie sia VNF che CNF, nonché applicazioni e servizi applicativi (ad esempio per il bilanciamento del carico e la sicurezza) che siano indipendenti da dove vengano rilasciati”, evidenzia Arcagni.

In definitiva, viene da aggiungere alle considerazioni del manager, una NFV non ha bisogno di essere ripensata per tornare di moda, magari creando un nuovo acronimo più accattivante come abbiamo visto per il lavoro agile ridenominato smart working, e sarebbe un grossolano errore sottovalutarne i benefici duraturi che permette di ottenere.