Le prospettive dell’IoT e dell’IIoT in Italia

Industrial IoT in crescita e  segnali positivi per le Smart City con il 42% dei comuni che ha avviato progetti negli ultimi tre anni, il 39% dei quali operativi

 

Il mercato italiano dell’Internet of Things nel 2019  ha raggiunto un valore di 6,2 miliardi di euro, con una crescita di 1,2 miliardi e del 24% rispetto all’anno precedente, allineata a quella dei principali paesi occidentali (dove oscilla fra il +20% e il +25%) e trainata sia dalle applicazioni più consolidate che sfruttano la “tradizionale” connettività cellulare (3,2 miliardi di euro, +14%) sia da quelle che utilizzano altre tecnologie di comunicazione (3 miliardi, +36%).

E’ quanto ha evidenziato uno studio del  Politecnico di Milano.

In particolare, Smart Metering e Smart Asset Management nelle utility sono il primo segmento del mercato IoT, con un valore di 1,7 miliardi di euro (+19% rispetto al 2018), pari al 27% del fatturato complessivo, spinto soprattutto dagli obblighi normativi, che hanno portato nel 2019 all’installazione di 3,2 milioni di contatori smart gas (il 58% del totale) e di 5,7 milioni di smart meter elettrici (il 37% di tutti i contatori elettrici).

Seguono la Smart Car, che vale 1,2 miliardi di euro (19% del mercato, +14%) e conta 16,7 milioni di veicoli connessi, e lo Smart Building, con un valore di 670 milioni (+12%), legato principalmente alla videosorveglianza e alla gestione dei consumi energetici negli edifici. 

IoT - il mercato italiano - fonte Politecnico di Milano

IoT – il mercato italiano – fonte Politecnico di Milano

L’impatto delle pandemie

In questa fase di emergenza legata al Coronavirus alcune applicazioni Internet of Things svolgono anche un ruolo importante nel supportare cittadini e imprese.

Ad esempio, spiegano i ricercatori del Politecnico, servizi di teleassistenza tramite dispositivi hardware permettono di monitorare i parametri vitali dei pazienti da remoto; veicoli a guida autonoma robotizzati possono effettuare consegne a domicilio senza rischiare il contagio, come avvenuto in Cina; sistemi di sorveglianza connessi controllano sedi produttive, uffici e magazzini chiusi, attivando centrali operative e pronto intervento in caso di tentativi di infrazione.

Inoltre, si stanno diffondendo alcuni nuovi modelli “pay-per-use” e “pay-per-performace” per l’acquisto di oggetti connessi che permettono di dilazionare i pagamenti di macchinari industriali, automobili o dispositivi smart per gli edifici (ad esempio sistemi di illuminazione), pagabili sulla base dell’effettivo utilizzo misurato dagli oggetti connessi. 

Le soluzioni emergenti

Se questo è lo stato consolidato, cosa riserva però il futuro a breve? Vediamo coesa emerge dai dati della ricerca.

La crescita del mercato Smart Metering continuerà anche nel corso del 2020, sulla spinta della normativa sui contatori gas ed elettrici.

Nei prossimi anni però a questi si aggiungeranno anche i contabilizzatori di calore: a partire da ottobre 2020 quelli di nuova installazione dovranno essere controllabili da remoto ed entro il 2027 l’obbligo riguarderà tutti i contatori in uso.

Grandi aspettative circondano anche la Smart Health, in cui l’IoT può migliorare la tracciabilità dei farmaci e delle attrezzature mediche negli ospedali, integrare i dispositivi per il monitoraggio dei parametri vitali da remoto con servizi come l’invio di farmaci a domicilio e la videochiamata con un medico, che possono ridurre l’ospedalizzazione. 

L’Industrial IoT 

Prosegue anche la crescita dell’Industrial IoT (IIoT), ma resta elevato il divario fra grandi aziende e PMI in termini di conoscenza e progetti avviati.

Lo evidenzia il sondaggio condotto dall’Osservatorio del Politecnico su un campione di 100 grandi aziende e 525 PMI italiane, da cui emerge che il 97% delle grandi imprese conosce le soluzioni IoT per l’Industria 4.0 (era il 95% nel 2018) e il 54% ha attivato almeno un progetto di I-IoT nel triennio 2017-2019, mentre solo il 39% delle PMI ha sentito parlare di queste soluzioni e appena il 13% ha avviato delle iniziative.

Le applicazioni più diffuse sono quelle per:

  • la gestione della fabbrica (Smart Factory, 51% dei casi), impiegate soprattutto per il controllo in tempo reale della produzione e la manutenzione preventiva e predittiva.
  • le applicazioni per la logistica (Smart Logistics, 28%), dedicate alla tracciabilità dei beni in magazzino e lungo la filiera.
  • lo Smart Lifecycle (21%), con progetti che puntano a migliorare le fasi di sviluppo di nuovi modelli e di aggiornamento dei prodotti.

Per l’ambito di rete e trasmissivo il wireless è poi la priorità tecnologica per il futuro, con il 64% di grandi aziende che ha in programma progetti basati su queste tecnologie, mentre diminuiscono i progetti basati su reti cablate (-5% rispetto al 2018). 

IoT - I benefici - fonte Politecnico di Milano

IoT – I benefici – fonte Politecnico di Milano

 

Le barriere alla diffusione

Le principali barriere che frenano le imprese nell’avvio di progetti I-IoT sono la mancanza di competenze (indicata dal 56% del campione) e la scarsa comprensione dei benefici di queste soluzioni (44%), ma soltanto il 44% prevede piani di formazione sulle competenze IoT o l’assunzione di personale specializzato.

A trainare le scelte delle grandi aziende sono i benefici di efficienza (indicati dal 69% del campione) e di efficacia (46%), mentre cresce il desiderio di sperimentare soluzioni innovative (34%, +14%), a discapito degli incentivi del Piano Nazionale Industria 4.0, non più ritenuti indispensabili per attivare i progetti (38%, -8%).

 La situazione per le Smart City 

Passando alle smart city il 42% dei Comuni italiani con almeno 15.000 abitanti ha avviato un progetto di Smart City negli ultimi tre anni, il 6% in più di quanto registrato nel triennio 2016-2018.

Resta molto elevato, si evidenzia nei dati,  il numero dei progetti ancora in fase di sperimentazione, ma cresce anche la maturità dei progetti, con il 39% dei Comuni che ha realizzato iniziative estese a tutta l’area urbana e pronte a generare i risultati attesi (+19%). I progetti di Smart City sono ostacolati soprattutto dalla:

  • mancanza di competenze (secondo il 56%).
  • la carenza di risorse economiche (47%), anche se la percezione di queste barriere registra un calo rispetto al 2018 (rispettivamente -9% e -15%).
  • le difficoltà legate alla “macchina amministrativa”, come la complessità burocratica (38%, +21% rispetto al 2018).
  • la difficoltà di coordinamento dei vari attori (26%).
  • I principali obiettivi delle iniziative di Smart City sono migliorare i servizi già offerti ai cittadini (79%) e introdurne di nuovi (51%), seguiti dall’attenzione alla sostenibilità ambientale (38%), in crescita dell’8% rispetto al 2018.

 Lo status delle tecnologie

Passando alla tecnologia, nel corso del 2019 si evidenziano passi avanti sul fronte delle specifiche 5G negli ambiti Mobile Broadband, Mobile IoT e Massive IoT, con molti operatori che stanno passando dalla fase pilota al lancio commerciale di reti su scala globale.

Le reti Low Power Wide Area (LPWA) che operano su banda non licenziata continuano a crescere, ampliando la loro copertura su scala globale e il numero di dispositivi certificati in tutti gli ambiti IoT (Smart Metering, Smart Building, Smart Logistics, asset tracking, Industrial IoT e Smart Agriculture), a dimostrazione della maturità raggiunta da queste tecnologie.