Privacy GDPR e protezione dei dati baluardi della democrazia

Il Presidente del Garante per la privacy, Antonello Soro interviene in parlamento sui pericoli delle smart city e dell’intelligenza artificiale

Antonello Soro, presidente del Garante per la protezione dei dati personali, sottolinea come, in un periodo di rapidi cambiamenti quale l’attuale, sia necessario rinnovare il lessico e il diritto. Quest’ultimo deve colmare i vuoti che le nuove tecnologie rischiano di aprire quotidianamente. Più precisamente Soro ricorda che servono regole che affermino i principi di territorialità e sovranità.

Ci sono poi Interrogativi, molti generati dall’artificial intelligence, come, per esempio, valutare la soggettività giuridica relativa a un robot.

Antonello Soro, Presidente del Garante della Privasy in Italia

Antonello Soro, Presidente del Garante della Privasy in Italia

L’era digitale, continua Soro, rende più profondo il rapporto fra regola, società e diritto, ponendosi la questione dei confini che è lecito superare, senza “cadere nell’umana tracotanza. Per esempio, parlando di robot, quali possono essere i limiti da porre a un’intelligenza artificiale, le cui decisioni si basano su algoritmi che sono, per definizione, perfettibili ?

Ma, “volando basso” appaiono urgenti anche questioni annose, come la “democraticità” di Internet. «La Rete, come ogni sistema relazionale, rischia di alimentare quelle asimmetrie anzitutto di potere, che dovrebbero, invece, scomparire per mezzo suo eIl digitale diventa esso stesso confine», sostiene Soro. Un confine “poroso” del nostro stesso essere persone, segnando il limite che separa la libertà dal determinismo.

«Se prive di regole, le nuove tecnologie possono alimentare un regime di sorveglianza rendendo un individuo una “non persona”, cioè un individuo da normalizzare, addestrare o escludere.

Robot e privacy

Robot e privacy

Nell’era Digitale il dato diventa sempre più elemento che definisce la persona, ma la sua mercificazione in una rincorsa alla svalutazione, ne svilisce l’individualità . spesso a opera dello stesso individuo.

In quest’ottica è necessario considerare l’importanza di una “educazione” alla Rete, perché la futura generazione sappia porre la tecnica al servizio dell’uomo.

Soro, facendo diretto riferimento all’Internet delle Cose e all’intelligenza artificiale, che è e sarà sempre più motore di una realtà connessa, che alimenta le città intelligenti, mette in guardia dall’abuso potenzialmente critico dei dati degli individui, laddove è labile il confine tra lecito e illecito, seppure il GDPR è chiaro al riguardo.

«Internet, da mezzo qual era, al pari di ogni tecnologia, è divenuta la nuova dimensione entro cui si svolge la personalità di ciascuno».

Droni e privacy

Droni e privacy

In questa dimensione, però, la percezione di libertà può essere distorta. Al riguardo Soro riporta l’esempio, per non guardare come sempre agli Usa, dell’Estonia, che ha sviluppato e investito nel digitale, ma più recentemente ha adottato leggi illiberali. Oppure cita Singapore, dove da un lato si sono sperimentati droni postino e taxi a guida autonoma, ma, dall’altro ha legittimato ampie deroghe alle regole della disciplina dati (che, in ogni caso ha varato), arrivando a consentire una sorta di monitoraggio delle persone, anche attraverso tecniche di sentimental analysis applicate ai post pubblicati sui social network.

In Cina, afferma inoltre il presidente del Garante per la protezione dei dati personali, si trovano oltre un quarto delle 2mila aziende di intelligenza artificiali del mondo. Queste hanno un vantaggio competitivo rappresentato dalla disponibilità di dati pressoché fuori da ogni controllo da parte degli individui. I grandi provider, d’altro canto sono obbligati a consegnare al governo tutti i dati dei loro clienti, senza vincoli, in base a generiche esigenze di sicurezza.

Le tecnologie per il riconoscimento facciale sono utilizzate senza regole per controllare il e il crimine, ma in una regione è impiegato per pubblicare e mostrare su appositi schermi i debitori insolventi, in pratica come in una gogna digitale.

Agli individui non sono riconosciuti diritti, in cambio di una generica promessa di benessere sociale.

Se si considera lo sviluppo dei computer quantistici e i primati su tecnologie critiche come il 5G, si può paragonare la Cina al “monopolio” petrolifero degli anni 60′.

In sostanza, l’intreccio fra reti e intelligenza artificiale rappresenta una questione vitale per lo sviluppo sociale, di cui ancora non si comprende le dimensioni e le conseguenze, anche in considerazione delle difficoltà a trovare un’architettura sulle reti condivisa a livello occidentale.

Internet diventa la nuova catena di montaggio, che da un lato fornisce lavoro e sostentamento, ma dall’altro svilisce gli individui.

Ancor più preoccupante sembra essere il Social Credit System, introdotto dal governo Cinese, dapprima su base volontaria e dal 2020 obbligatoria, il quale, spiega Soro:» è stato istituito per valutare l’affidabilità dei cittadini, migliorare la fiducia nel Paese e promuovere una cultura di sincerità e credibilità giudiziaria. Un punteggio che viene assegnato controllando tutti i dati disponibili sull’individuo, dalle frequentazioni ai post in rete. Tale punteggio, se alto, agevola l’accesso a servizi pubblici e privati, mentre un punteggio basso impedisce l’accesso al credito, a determinate professioni e anche a prestazioni di welfare

È evidente la deformazione implicita possibile in un sistema totalitario, che, nel nome di una maggiore sicurezza, annulla le logiche liberali. Soro vi contrappone appunto il diritto alla privacy paragonandolo alla mancanza di privacy imposta dalle ingerenze dei regimi totalitari del secondo dopoguerra. Seppure in molti paesi non susstono questi rischi, in molti altri si possono osservare diseguaglianzze con criticità legate a posioni assminilabili al capitalismo di sorveglianza.

Oggi la guerra diventa “cyber war”, dove il dato digitale è l’estensione dell’individuo. Combattere il cyber crime annullando ogni diritto alla riservatezza non può essere una strategia di difesa.

D’altro canto, non si ha la certezza che una deregulation possa aiutare i “buoni”.

Un attacco avvenuto a dicembre del 2019, ha colpito circa 3mila soggetti pubblici e privati, con l’interruzione dei servizi informatici degli uffici giudiziari distrettuali di tutta Italia. Anche nel resto d’Europa sono stati registrati attacchi gravi e i volumi raggiunti dal cyber crime crescono costantemente interessando il 74% deli affari mondiali.

La tutela dei dati diventa cardine della democrazia insieme grazie a una resilienza indispensabile, considerando l’influenza che i dati apportano nelle strategie di propaganda utilizzate quali strumenti di guerra della disinformazione.

La protezione dei e la loro privacy dati è lo strumento basilare per fondare le le smart city e far crescere la cultura digitale e produttiva del sistema Paese in Europa. La facilità, come su accennato, con cui si cedono i propri dati, senza realmente valutare cosa ci viene dato in cambio è il primo passo per l’insicurezza propria e del proprio paese.

L’intervento di Soro è seguito da quello di Giovanna Bianchi Clerici, anchessa tra i membri del Garante della Privacy, e da altri relatori, conclude Giulia Bongiorno, ministro per la Pubblica Amministrazione.

Gaetano Di Blasio ha lavorato presso alcune delle principali riviste specializzate nell’ICT. Giornalista professionista, è iscritto all’ordine dei giornalisti della Lombardia ed è coautore di rapporti, studi e Survey nel settore dell’ICT. Laureato in Ingegneria.