Lo stato dell’arte di una PA data-driven in un report di Pure Storage

I responsabili ICT della PA italiana sottolineano l’esigenza di migrare a un IT rapido e flessibile e sempre più basato sul cloud e i servizi

 

Pure Storage, attiva e quotata tra le aziende al top a livello mondiale nelle soluzioni storage per aziende e il multi cloud, ha illustrato i dati di una sua ricerca che indicano come solamente il 6% dei responsabili ICT della pubblica amministrazione italiana ritenga l’attuale infrastruttura dati adeguata a consentire il raggiungimento degli obiettivi di trasformazione strategica.

La ricerca è stata diffusa in occasione del decennale dalla fondazione della società e dei cinque anni di sua presenza in Italia.

Quello appena trascorso è stato un lustro di crescita continua che ci ha portato ad occupare una posizione di rilievo  nelle soluzioni storage e che ha premiato l’impegno e la vision centrata sin dall’inizio sulle soluzioni storage all flash e sugli sviluppi  per una reale fruizione dell’Infrastructure as a Service in ambienti multi cloud”, ha evidenziato Mauro Bonfanti, country manager di Pure Storage per l’Italia.

Bonfanti, peraltro, non ha nascosto il non semplice inizio, soprattutto proprio in Italia, quando parlare di soluzioni storage all flash contrastava con l’approccio di competitor di caratura mondiale che avevano optato per un approccio più convenzionale.

Mauro Bonfanti, country manager di Pure Storage

Mauro Bonfanti, country manager di Pure Storage

Il tempo ci ha dato rapidamente ragione ed ora quando parliamo di storage, sia in ambito aziendale che nel cloud, siamo ascoltati e considerati tra le aziende più innovative del settore, finance compreso dove un attore primario come Banca Intesa è stato il nostro primo cliente, e con un portfolio atto a permettere una  evoluzione verso il multi cloud che abilita una effettiva e trasparente movimentazione di dati e informazioni”, ha spiegato Bonfanti.

Un multi cloud  “a la carte”

Quello che si evidenzia nella strategia di Pure Storage è la forte accelerazione che ha dato verso il cloud  e il multi cloud, ma non come semplice possibilità di optare per un fornitore o l’altro, ma bensì con un approccio che permette di  fruire in modo trasparente delle risorse di più fornitori e vedere il tutto come un insieme omogeneo.

L’approccio ha ottenuto un concreto e positivo riscontro dal mercato, ha spiegato Alfredo Nulli, Emea Cloud Architect della società, ed è il risultato di una vision centrata sul software  che permette di realizzare al disopra dei servizi forniti da più operatori un ulteriore strato che rende trasparente alle applicazioni il ricorso alle risorse dell’uno o dell’altro dei cloud provider, anche se questi non adottano soluzioni hardware di  Pure Storage.

In pratica, e parte del portfolio di servizi Pure as-a-Service, l’approccio di Pure Storage consente la migrazione di applicazioni da e per Amazon Web Services (AWS), a cui presto si aggiungerà quello verso Microsoft già in beta test e a disposizione delle aziende.

Alfredo Nulli - Emea Cloud Architect di Pure Storage

Alfredo Nulli – Emea Cloud Architect di Pure Storage

Tornando al sondaggio intitolato Data-Driven Transformation in Europe e realizzato consultando responsabili ICT senior della pubblica amministrazione, dallo stesso è emerso come in Italia l’infrastruttura dati esistente comprometta l’agilità operativa (76%), contribuisca all’aumento dei costi operativi (73%), crei problemi di compliance (73%) e riduca la capacità di rispondere alle aspettative dei cittadini (78%).

Ce n’è abbastanza, verrebbe da dire, per accelerare la digital transformation senza se e senza ma.

Svariati gli aspetti interessanti emersi.

Avanzamenti nella trasformazione digitale

La ricerca riporta come in Italia solo il 44% dei progetti ICT pubblici attuali, per inciso la percentuale più bassa in Europa, sia giudicata del tutto in linea con le aspettative e in via di completamento nei tempi e nei budget stabiliti.

Un migliore utilizzo dei dati è stato però identificato come elemento essenziale affinché la PA centrale possa promuovere il cambiamento al proprio interno, aderire ai mutamenti delle policy e migliorare i risultati per il cittadino.

Tuttavia, nonostante il riconoscimento del ruolo dei dati come fattore di abilitazione primario, le infrastrutture legacy limitano potenzialmente questi progetti.

La visione del cittadino

 L’87% dei cittadini è consapevole di come i dati siano uno strumento in grado di trasformare le esperienze dei cittadini, mentre l’88% a propria volta ritiene che ciò possa generare fiducia nei confronti della pubblica amministrazione.

Data la crescita continua delle aspettative dei cittadini, che sovente avanzano come fruizione di strumenti digitali persino quelle di aziende molto avanti nella trasformazione digitale, l’utilizzo di dati viene ritenuto essenziale per il miglioramento delle seguenti aree:

  • Il 50% afferma che i dati sono stati importanti per realizzare un servizio efficiente per i cittadini.
  • Il 38% dichiara che la realizzazione di un servizio affidabile, ininterrotto e ottimizzato per il mobile dipenderà dai dati.
  • Il 52% ritiene che i dati possano aiutare a creare un’esperienza semplice e lineare per gli utenti.
  • L’85% dei responsabili ICT ritiene che la propria infrastruttura legacy stia frenando il progresso della trasformazione digitale.
  • Il 90% dei responsabili ICT ritiene di aver bisogno di passare ad un’infrastruttura IT più veloce e flessibile.

Difficile non dischiararsi d’accordo con la posizione espressa dai manager della PA alle prese con la trasformazione digitale.

Cambiamenti interni e policy

 Come accade con i risultati per i cittadini, l’impiego dei dati è stato identificato anche come uno strumento in grado di aiutare la pubblica amministrazione a prepararsi al futuro in condizioni sempre più difficili.

In un’epoca nella quale i budget continuano a ridursi, quasi la metà (40%) degli intervistati ritiene di poter fare un uso migliore di dati e analytics per conseguire risparmi e produrre più valore.

Un ulteriore 54% ha dichiarato che questo permetterebbe di migliorare anche il processo decisionale real-time.

Esiste poi una serie di altri fattori che sta rendendo sempre più urgente il rinnovamento delle strategie e delle infrastrutture dati da parte della PA, come l’obbligo di seguire un approccio “cloud first” (29%), le valutazioni da parte del pubblico e le crescenti aspettative dei cittadini (40%), la necessità di una maggior collaborazione e il passaggio verso un’amministrazione “connessa” (42%).

Cosa si oppone alla trasformazione:

Ma cosa si oppone ad una trasformazione che dal governo in già tutti affermano di voler perseguire e con il  67% dei manager che ha intenzione di rinnovare la propria strategia dati e la relativa infrastruttura nell’arco dei prossimi due anni per supportare meglio gli obiettivi strategici del proprio ufficio?

Non sorprendentemente gli ostacoli maggiori posti su tale percorso sono gli investimenti nelle infrastrutture dati (85%), gli investimenti nelle applicazioni (71%), i processi legacy e la mancanza di agilità (85%), assieme alla carenza di esperienze e competenze digitali (83%).

In pratica, viene3 da riassumere, scarseggiano  i quattrini e il personale specializzato. Ciononostante ci sono enti territoriali che stanno attivamente perseguendo un percorso di trasformazione digitale.

Vogliamo diventare un punto di riferimento per gli enti della provincia, e pensiamo che il rilancio del territorio possa essere supportato anche dagli strumenti digitali. La parte tecnologica ci aiuta a costruire un rapporto migliore e più dinamico con i cittadini. È questo il senso profondo del nostro lavoro, per incidere positivamente su tutto il territorio”, ha dichiarato Mauro Cecchi, Direttore Servizio Sviluppo Organizzativo e Sistemi Informativi del Comune di San Benedetto del Trontoche ha optato per Pure Storage per guidare il percorso di Digital Transformation nel territorio.

L’architettura legacy che molte amministrazioni possiedono non supporta completamente il lavoro necessario a ricavare un maggior valore dai dati. Quel che occorre è un ambiente ICT moderno in grado di scalare verso l’alto on-demand, allineare i workload applicativi all’infrastruttura più efficace, promettendo di evitare qualsiasi interruzione operativa affinché la PA possa realmente raggiungere i propri obiettivi di trasformazione digitale”, ha commentato  Bonfanti.