Cloud&Business n. 68: Il data center cambia e va nel cloud

Cloud&Business esamina come si trasforma il data center  grazie a maggior sicurezza e iperconvergenza e come porti il cloud alla portata  di tutti

 

Il numero di febbraio di Cloud&Business affronta il tema del cambiamento che sta interessando il cuore  di un sistema IT, sia che si trovi in house che nel cloud. In un modo che è stato  inizialmente strisciante ma con un processo che tende a velocizzarsi è infatti in atto la trasformazione dei data center.

A dare il via sono state le esigenze degli utilizzatori e del contesto di business in cui  si muovono e , subito a seguire, chi li gestisce, e cioè il personale IT alle prese con una trasformazione digitale che in pochi anni ha proiettato il data center in uno scenario di utilizzo e un contesto  architetturale del tutto nuovo.

Svariati sono i fattori che hanno portato a questo cambiamento nell’ambito del diffondersi della smart economy, alcuni di natura economica e sociale, altri di natura prettamente tecnologica ed organizzativa .

Tra i primi va annoverata l’esigenza da parte delle aziende di concentrarsi sul core business e di ottimizzare Capex e Opex, il che, detto in altre parole, contenere il costo delle infrastrutture o perlomeno parametrarle ai ritorni  in termine di fatturato e allo stesso tempo  ottimizzare, alias ridurre, il personale preposto. Il processo di virtualizzazione dell’IT è stato in pratica un modo per contenere il Capex ed utilizzare al meglio  il data center.

Tra i secondi la proiezione verso l’esterno dell’azienda, la crescita tumultuosa della Mobility, l’esigenza di rispondere rapidamente alle richieste del mercato.

Il successo del Cloud e dell’IT visto come servizio e come modo per esternalizzare la sua complessità deriva in definitiva dal fondersi di quanto sopra detto.

L’iperconvergenza è un ulteriore passo in questa direzione volta a semplificare la complessità dell’IT e in qualche modo permettere anche alle PMI e alle aziende e agli enti pubblici in generale di poter  trarre beneficio dai processi che sino ad ora hanno interessato e favorito i service provider o i fornitori mondiali di servizi cloud, senza che si debbano far carico  degli oneri di una complessa gestione.

Verso sistemi iperconvergenti

 Ma cosa si intende per iperconvergenza, che segue quella che a questo punto  si può definire come step intermedio nel processo evolutivo dell’IT, della convergenza?

In sostanza, pur con varianti minori, consiste nel rendere disponibili soluzioni  chiavi in mano  che racchiudono capacità di calcolo, di storage e di rete, il tutto in un fattore di forma compatto e predisposto per l’espansione sia locale che geografica. Un ruolo importante  in questa evoluzione lo gioca il software e in particolare quello di orchestrazione e di gestione.

Poiché l’obiettivo  primario di un tale approccio  è quello della semplificazione, e cioè del poter disporre di quello che a parte le dimensioni di scala si configura come un vero e proprio data center senza però doverne supportare i costi di gestione, è subito evidente che il software di gestione e orchestrazione delle risorse  deve risultare molto user friendly e farsi carico  di tutte quelle operazioni che in un data center convenzionale è  competenza di personale specializzato che va a influire in modo massiccio sui costi di esercizio  e sull’Opex.

Soluzione iperconvergente

I benefici del diffondersi di soluzioni  iperconvergenti sono molteplici. Innanzitutto si apre la possibilità anche per medie o piccole aziende di disporre  di soluzioni  resilienti e con prestazioni facilmente espandibili, sia per uso locale  che per realizzare infrastrutture di backup o di disaster recovery  a costi di realizzazione e di esercizio molto contenuti. Va osservato che però nel caso di soluzione per il disaster recovery un ruolo importante è assunto da parametri quali RPO e RTO, ovverossia il punto da recuperare e il tempo in cui lo si vuole realizzare per ritornare operativi.

Tempo che naturalmente dipende dalla velocità della linea di interconnessione e che può avere un costo anche fortemente variabile. Importante è quindi anche definire una scala di priorità  tra le applicazioni per stabilire quelle che devono essere recuperate e rimesse in produzione per prime, dati compresi.

Un secondo beneficio è che  diventa più facile  evolvere a livello di applicazioni e di elaborazione e gestione verso il cloud. Si può in tale scelta strategica spostare sul cloud   attività non critiche per quanto concerne la riservatezza, così come adottare il cloud per la fase di test   e sviluppo di nuove applicazioni  mantenendo però una gestione e un controllo locale delle applicazioni e relativi dati aventi carattere sensibili che  non potrebbero essere trasferiti sul cloud, sia in base a scelte strategiche che a regolamenti nazionali e sovranazionali.

Ulteriore approfondimento, oltre all’analisi di come cambia l’offerta di soluzioni di cloud ibrido e per una maggior sicurezza nel cloud  su  Cloud&Business n. 68