La Digital transformation più facile con il cloud

Soluzioni cloud aperte e ibride abilitano la trasformazione di IT, UCC e Sicurezza. I dati di mercato confermano l’interesse delle aziende italiane

 

La trasformazione digitale avanza, ma il problema per le aziende, sia PMI che Enterprise, è come e con chi attuarla. Il cloud è di certo un approccio che abilita la esternalizzazione delle complessità insite nella digital transformation e oltre a facilitare una rapida messa in produzione di nuove applicazioni permette di ottimizzare Capex e Opex; ma è un approccio che va adottato in base a reali esigenze dell’azienda, coniugando in modo ottimale l’IT Legacy esistente e quanto progressivamente fruibile o migrabile sul cloud, e soprattutto gestendo il tutto in modo univoco e integrato.

Rispondere ai bisogni delle aziende impegnate in questo percorso, affiancarle e supportarle nella trasformazione digitale è quello che si sono proposte di fare aziende di tutti i settori tecnologici dell’ICT, sia produttrici di piattaforme tecnologiche che fornitrici di servizi.

I dati di  mercato confermano la crescita dell’interesse, complice anche normative più chiare e che hanno contribuito non poco a  eliminare o perlomeno ridurre le perplessità di chi vedeva in aspetti quali la sicurezza, la portabilità e la apertura in ambienti multi cloud un limite alle proprie aspettative ed esigenze aziendali.

La portabilità dei dati e la disponibilità di ambienti aperti è un tema al centro, ad esempio, degli sviluppi in casa Fujitsu, che fornisce servizi cloud evoluti su scala mondiale e con data center anche in Europa tramite la sua infrastruttura K5, un servizio cloud erogato tramite una rete di data center di proprietà e basato sul sistema operativo aperto OpenStack, ideato per le imprese e in grado di consentire sia la trasformazione degli ambienti tradizionali di IT aziendale che la loro integrazione con applicazioni ospitabili nel cloud.

Cloud Service K5, che a sua volta costituisce un elemento fondamentale della piattaforma di orchestrazione Fujitsu Digital Business Platform MetaArc, mette a disposizione un insieme di tecnologie progettate al fine di consentire alle organizzazioni di sviluppare applicazioni cloud-native e continuare a fruire del valore delle installazioni tradizionali, integrando i due mondi nel cloud in modo coerente.

In sostanza, K5 permette alle aziende di modernizzare i propri ambienti IT, sfruttando il valore dei propri sistemi legacy e potendo contare sulle  ampie potenzialità di MetaArc nel far leva su delivery e gestione multi-cloud automatiche, estese a tutte le piattaforme cloud più diffuse.

Tra i provider di servizi cloud molto attiva di recente anche BT.  La società ha annunciato una collaborazione strategica con Amazon Web Services (AWS), una mossa che è volta a rafforzare la sua posizione di leadership nei servizi cloud e ad aiutare le aziende a sfruttare meglio i benefici di AWS sia nel Regno Unito che nel resto del mondo.

L’annuncio rappresenta anche una tappa significativa nell’evoluzione della strategia di portfolio  ‘Cloud of Clouds’ di BT, che fornisce connessioni sicure alle applicazioni e ai dati di cui necessitano. Va anche considerato che come Consulting Partner di AWS Partner Network, BT collega già numerose organizzazioni multinazionali al cloud di AWS.

BT e AWS collaboreranno anche su un approccio integrato alla sicurezza, per consentire di estendere al cloud i controlli di sicurezza esistenti, e supportarli in ambito compliance.

Cloud dalla UCC alla sicurezza

Soluzioni come queste e quelle di altri settori, come la piattaforma  per UCC sviluppata da 3CX o quella per la sicurezza degli end-point sviluppata da G Data ed esaminate nel numero 66 di Cloud&Business, si affiancano ai servizi  e abilitano la trasformazione digitale.

Una caratteristica che fa del software dei centralini 3CX una soluzione atta a favorire la digital transformation e la sua adozione come strumento  per la modernizzazione delle comunicazioni delle PMI è di essere stato pensato in modo nativo per applicazioni multi-tenant e di conseguenza con la possibilità di essere fruito nel cloud e proposto dai partner di canale come servizio su cui costruire soluzioni a valore aggiunto o specializzate per servizi quali l’alberghiero, il sanitario o  industriale.

Per supportare le aziende nel loro rivolgersi al Cloud, G Data ha annunciato a SMAU la disponibilità della sua offerta di servizi di sicurezza gestiti , in sostanza un modello di delivery che chiama “Managed end-point security”. E’ una proposta  dedicata sia alle PMI che al Canale e che allo stesso tempo è volto a permettere a 3CX di proporsi come partner qualificato ai Managed Service Provider, un mercato  che sino ad oggi non aveva ancora indirizzato.

 Parola d’ordine evitare il lock-in

Il cloud è nato con l’obiettivo di esternalizzare la complessità dell’IT e favorire un utilizzo delle risorse centrato sul business e non viceversa. Implicita in questa evoluzione  c’era l’intendimento da parte delle aziende di svincolarsi da legami vincolanti con fornitori di tecnologia, legami che se validi in un certo momento potevano finire con il costituire barriere all’evoluzione qualora le soluzioni fornite non vengano aggiornate con la dovuta rapidità o  per quanto concerne le funzionalità.

Come sperimentato da molti non sempre questo assioma è stato rispettato e  non sono stati pochi casi in cui  il fornitore prescelto per servizi cloud ha finito con il prendere il posto del classico fornitore di tecnologie, con i medesimi problemi di lock-in.

Quello del lock-in è un problema molto sentito e che lo diventa sempre più con il diffondersi e l’accettazione dell’IT come servizio. In quanto tale, e dovendo rispondere a processi di business e sfide globali molto rapide, il settore impone ai fornitori di servizi una velocità di innovazione e industrializzazione finora mai sperimentata ma che contribuisce alla diffusione dei servizi IT in tutti i settori. E’ facilmente prevedibile che il modello “as a service” che sottintende finirà con l’essere  applicato alla quasi totalità di attività business, dall’infrastruttura ai livelli funzionali in un processo di esternalizzazione spinto sempre più in alto.

Una risposta all’esigenza di  rimanere aperti è stata data da  Cloud Foundation, che si è proposta di definire un quadro normativo per garantire la libertà delle scelte commerciali e contrastare vendor lock-in nel Cloud. Il tema è affrontato in dettaglio nel numero.

 I dati di un mercato in crescita

Il mercato Cloud in Italia continua il proprio processo di crescita: per il 2017 si stima un incremento del 18% negli ultimi 12 mesi, che lo porterà a raggiungere un valore di 1,978 miliardi di Euro. In relazione alla sola componente di Public & Hybrid Cloud – ovvero i servizi Cloud forniti da provider esterni (AWS, Google, Microsoft Azure e altri) e gli “ibridi” tra provider pubblici e privati –  si stima che il mercato valga 978 milioni, in crescita del 24%.

Il ricorso al Virtual Private Cloud, ovvero l’esternalizzazione delle infrastrutture su porzioni dedicate di Cloud pubblico (che non rispondono quindi alla definizione tipica di Cloud), arriva a valere 520 Milioni di euro, con un tasso di crescita del 16%.

È quanto emerge dalla fotografia scattata dall’Osservatorio Cloud & ICT as a Service, giunto alla settima edizione e realizzata con il supporto di Alcatel Lucent Enterprise, Almaviva, Altran, Blueit, Cisco, Dedagroup, Fastweb, KPNQwest Italia, Vodafone; ASP Italia, Eteria, TWT, Wind Tre-

La ricerca ha analizzato nel dettaglio l’evoluzione dell’offerta e i modelli di adozione di tale soluzione nelle aziende di grandi, medie e piccole dimensioni coinvolgendo oltre 1110 CIO e responsabili IT di imprese italiane. Sul numero approfondimenti e dettagli sulla spesa per settore e dove si concentrano gli investimenti