Lo chiamavano telelavoro ma ora è agile e intelligente

C’è ancora confusione su cosa sia lo smart working, anche se una legge  ha cominciato a fare chiarezza tra  questo termine, lavoro agile e altre formule

 

Questa varietà di definizioni si specchia in una molteplicità di approcci a un modo di lavorare che negli ultimi dieci anni, se non meno, è cambiato radicalmente, soprattutto grazie alla diffusione di strumenti quali smartphone e tablet per i quali sono state sviluppate un’imponente serie di “app”. È la cosiddetta “mobility”, che ha permesso di lavorare sempre più facilmente al di fuori dell’ufficio e, spesso, dell’orario di lavoro.

Le tecnologie “mobile” non sono le sole che intervengono in questa vera e propria rivoluzione e che, nell’insieme, consentono di riorganizzare i processi aziendali e di migliorare il modo di lavorare e la soddisfazione dei lavoratori.

Il mondo aziendale lo ha capito e si sta muovendo senza aspettare la legislazione. In base ai dati raccolti dalla redazione di Reportec, più della metà delle imprese italiane (il 55%) ha avviato, in toto o in parte, progetti per lo smart working o intende farlo nei prossimi 12 mesi. Più in dettaglio, il 21,25% ha avviato progetti strategici e altrettanti intendono avviarli entro il prossimo anno, mentre un ulteriore 12,5% ha avviato progetti verticali, cioè confinati in alcuni ambiti aziendali (come la logistica o le vendite) e/o limitati ad alcune pratiche di flessibilità (come la possibilità di accedere ad alcune applicazioni attraverso un dispositivo mobile).

Pur non essendo basata su un campione statisticamente significativo, la nostra inchiesta disegna uno scenario confermato dagli studi promossi presso le società di ricerca.

 

 

Gaetano Di Blasio ha lavorato presso alcune delle principali riviste specializzate nell’ICT. Giornalista professionista, è iscritto all’ordine dei giornalisti della Lombardia ed è coautore di rapporti, studi e Survey nel settore dell’ICT. Laureato in Ingegneria.